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Cicli economici e contesto attuale

In questo articolo (abbastanza tecnico) andremo a vedere da che periodi è composto il ciclo economico e a analizzare l’attuale contesto economico.

Il punto di svolta superiore del ciclo economico, ossia quello che fa da ” inverti ciclo” tra la fase ascendente (crescita/espansione) e quella discendente (recessione/depressione) è detto picco, quello inferiore, invece, è detto avvallamento o valle.

La crescita copre la distanza tra la valle e un picco, la recessione il contrario, da un nuovo picco a una valle.

“l’economia è ciclica, con l’alternarsi di quattro principali fasi economiche. Sapendo questo, un investitore intelligente creerà una strategia di investimento performante in qualsiasi contesto macroeconomico futuro incerto”.

Diversi scenari economici

L’economia è divisa in due principali fasi, che si alternano con dei cicli più o meno regolari.
Questi cicli nascono dal più ampio ciclo del debito.
I cicli del debito sono divisi in: cicli del debito a breve termine e cicli del debito a lungo termine.

I primi, mediamente, si “scatenano” ogni 5-7 anni, i secondi ogni 75-100 anni.
Il susseguire dei cicli del debito a breve termine, nel tempo, fa arrivare l’economia al ciclo a lungo termine.

L’economia è basata sul credito e sul debito, prova a pensarci. Tutti noi, dalle grandi aziende, agli Stati, ai lavoratori, prendiamo denaro in prestito.
Le aziende, per espandersi, per poter crescere molto di più di quello che potrebbero fare con le proprie risorse, prendono denaro a prestito da banche o da investitori.

Gli Stati prendono soldi a prestito emettendo obbligazioni (debito) che chiunque può acquistare e i lavoratori prendono soldi a prestito da banche o assicurazioni per la casa, la macchina… l’intera economia è basata sul credito/debito.

Quanto il debito, e l’onere del debito, diventano più grandi dei redditi (ed ingestibili) il trend si inverte, creando una crisi del debito.

Le due principali fasi economiche sono crescita/espansione economica e recessione/depressione

crescita economica

è l’aumento (o la crescita) del reddito o del prodotto nazionale (prodotto interno lordo, PIL)

In una fase di crescita economico-finanziaria le aziende e le persone sono più “ricche”.

Più ricche perché i loro beni valgono di più (ad esempio la casa, il capannone, macchinari..) e i loro asset finanziari (azioni, obbligazioni, opzioni…) continuano a crescere.

La crescita economica è un fenomeno, o contesto macroeconomico, caratterizzato da un incremento nel medio-lungo termine dello sviluppo della società con aumento generalizzato del livello delle variabili macroeconomiche: ricchezza, consumi,

produzione di merci, erogazione di servizi, occupazione, capitale, ricerca scientifica ed innovazione tecnologica.

L’indicatore principale per capire se siamo in una fase di crescita economica è il PIL (prodotto interno lordo) del Paese di riferimento che stiamo analizzando.

Se il pil è in aumento anno con anno, siamo in una fase di crescita economica.

RECESSIONE/DEPRESSIONE

Il termine “depressione economica” viene utilizzato per definire una situazione particolarmente grave, in cui il PIL di un Paese presenta un calo superiore al 10%.
I due termini (depressione e recessione) sostanzialmente sono sinonimi, ma una più grave dell’altra.

La depressione viene definita come un periodo di recessione più grave, della durata di almeno tre anni, in cui il Pil diminuisce almeno del 10%.
In una fase di recessione/depressione, avviene il contrario di quello che succede in una fase di crescita/espansione.

Le persone e le aziende sono più “povere” perché i loro beni e i loro asset, sia materiali che immateriali, perdono di valore; senza contare le difficoltà ulteriori che subentrerebbero, come, ad esempio: i potenziali licenziamenti se le aziende incominciassero a soffrire troppo (perché uno dei primi tagli che un’azienda fa in momenti di difficoltà è quello del personale, perché riduce la propria capacità produttiva).

Da queste due “stagioni” economiche nascono altri due contesti macroeconomici: inflazione e deflazione.

Per inflazione si indica l’aumento prolungato del livello generale medio dei prezzi di beni e servizi in un determinato periodo di tempo, che genera una diminuzione del potere d’acquisto della moneta.

È una “forza” invisibile (fino a quanto un kg di pasta ti costa il doppio rispetto all’anno precedente) che ha la forza di erodere, di disintegrare il potere di acquisto dei nostri soldi.

Cosa vuol dire: il potere di acquisto è il valore dei nostri soldi. Cosa posso comprare con 1000€? Se oggi con 1000€ faccio una vacanza di una settimana e domani con 1000€ (e stessa vacanza) faccio solo 4 giorni vuol dire che il mio potere di acquisto è diminuito e l’inflazione si è alzata. Perché con gli stessi 1000€, la stessa identica vacanza, per fare una settimana intera non mi bastano 1000€ ma 1400€, ipoteticamente.

La deflazione, al contrario dell’inflazione, è la diminuzione media generale del costo di beni e servizi, con conseguente aumento del proprio potere di acquisto.

In alcuni contesti economici l’inflazione può andare fuori controllo e sfociare in forme più gravi e profonde.

• Stagflazione: la stagflazione è un contesto economico caratterizzato da una crescita stagnante dell’economia, con un incremento marcato dell’inflazione.

(come successo negli anni ’70 in praticamente tutto il mondo, per molteplici cause. Due crisi petrolifere in una decade principalmente).

Stagflazione anni ’70 in Italia

Il nostro paese si trovò a dover fronteggiare il crollo del sistema di Bretton Woods nel 1971 e la grande crisi del 1973.

Le conquiste ottenute dai movimenti sindacali avevano però reso il lavoro un fattore di produzione fisso o quasi fisso per le medie e grandi imprese; per questo motivo, quando si verificò la crisi petrolifera del 1973, con il conseguente aumento del prezzo delle materia prime, fu inevitabile per i produttori riversare tale aumento di costi sui prezzi dando vita ad una costante inflazione.

L’effetto redistributivo di tale aumento fu però impedito, o pesantemente limitato, dai meccanismi di indicizzazione automatica dei salari che misero in moto una pericolosa spirale tra salari, costi, prezzi, inflazione e di nuovo salari destinata a collare con la seconda crisi principalmente del 1973.

Iperinflazione: è un contesto economico caratterizzato da un’impennata dell’inflazione, che può raggiungere livelli veramente alti e perdurare nel tempo.

(come negli anni ’20 nelle repubblica di Weimar, Germania.

Dove l’inflazione era talmente alta che le persone usavano le banconote per accendere la stufa. Il potere di acquisto -il valore dei soldi- dei proprietari di quella valuta, crollò.)

Iperinflazione di Weimar

Il governo tedesco optò per l’emissione di titoli di stato come strumento principale per finanziare le spese di guerra.

Naturalmente, visto l’esito del conflitto, tale proposito non potè realizzarsi e furono proprio gli avversari risultati vincitori (Francia, Regno unito, Italia, USA) a richedere ingenti rimborsi per i danni causati.

I risarcimenti dovevano essere pagati in oro o in beni tangibili, in pratica mezzi di pagamento di natura non suscettibili alla svalutazione.

Il marco tedesco, iniziò via via la sua svalutazione.

Per fare un esempio, il marco tedesco contro il dollaro statunitense, nel gennaio del 1920, veniva Scambiato per un decimo di quanto valeva nel 1914, nell’ottobre del 1921 ad un centesimo e lo stesso mese dell’anno successivo ad un millesimo.

Nel 1923 cominciò la fase più acuta di questa crisi.

In quel periodo l’inflazione decollò in maniera esponenziale minando il sistema economico e quello bancario.

I cittadini tedeschi videro i loro soldi perdere sempre più il proprio valore, distruggendo il loro potere di acquisto.

Contesto economico attuale

In che fase economica siamo ora?

L’attuale contesto economico è caratterizzato da una ripresa economica (post Covid-19) con inflazione crescente.

La ripresa economica è frastagliata, ci sono Stati che non riescono a rispettare le stime degli analisti per quanto riguarda la crescita del PIL e non riescono ad aumentare la piena occupazione lavorativa.

Questo può rallentare la crescita economica, fino a cambiare il trend e farla entrare in recessione se fattori esogeni dovrebbero tornare a spaventare i mercati (come altre ondate Covid, crisi immobiliare e del debito in Cina, tensione geopolitiche tra USA e Cina che diventano ingestibili e incontrollate, materie prime che continuano ad apprezzarsi aumentando il costo della vita in modo esagerato o iperinflazione).

Mentre alcuni dei driver che innalzano l’inflazione sono “in campo” e sembra che non vogliano ritirarsi. Ci sono delle “forze” che fanno un “tiro alla fune” con la ripresa economica.

Come il tapering in USA (riduzione stimolo fiscale), società che licenziano i dipendenti per mantenere i propri margini e calamità naturali (che quest’anno sono particolarmente frequenti e violente).

Ripresa che, se piuttosto che crescere dovesse restare stagnante, potrebbe far entrare l’economia in un contesto di stagflazione (ripresa economica stagnante con elevate inflazione).

Ci sono Paesi come l’India e la Cina che hanno prospettive di crescita del PIL a doppia cifra per la prossima decade, ma che ora (in particolare la Cina) rischia delle turbolenze nel breve periodo, che potrebbero perdurare.

Tornando al discorso inflazione ci sono vari driver che fanno pensare, a differenza di quello che continuano a dire le banche centrali (principalemente FED e BCE), che l’inflazione non sia transitoria ma duratura e crescente, per quanto riguarda i prossime 2/3 anni.

Driver come l’aumento del costo delle materie prime.
Un aumento del costo delle materie prime crea inflazione, aumentando il costo di energia, cibo, risorse…

L’inflazione, in questo scenario, può nascere per l’innalzamento del costo delle risorse (energia, gas…) che il consumatore finale pagherà, o perché le società che acquistano materie prime per il proprio processo produttivo, vedranno un’innalzamento del costo della materia prima stessa con conseguente innalzamento di costi per la società.

La società, di conseguenza, medierà l’innalzamento del costo del proprio ciclo produttivo al cliente finale (aumentando il prezzo del prodotto finito), in modo che la società mantenga intatti i propri margini di ricavi.

Abbiamo anche assistito ad un’enorme stampo di nuova moneta da parte delle banche centrali (principalmente FED) per contrastare la crisi pandemica.

La teoria quantitativa della moneta individua le determinanti di lungo periodo del tasso di inflazione nelle variazioni dell’offerta di moneta.

Più moneta c’è in circolazione più la moneta già esistente perderà il proprio valore. Infatti, un aumento dell’offerta di moneta provoca un aumento dei prezzi (generando inflazione) che fa diminuire il valore reale delle banconote che ognuno detiene.

Il massiccio stampo di denaro che c’è stato, in breve tempo, continuerà a spingere l’inflazione a salire e, probabilmente, perdurare.

Questi driver, soprattutto l’innalzamento delle materie prime (che potrebbe sfociare in un super ciclo rialzista) e la situazione economica attuale, fanno pensare ad un’inflazione crescente e duratura.

In questo scenario, come detto in precedenza, se l’economia si “stagna”, potremmo entrare in un periodo di stagflazione.

A mio avviso, nel prossimo futuro, assisteremo ad una crescita economica continua (con correzioni) spinta da ottime trimestrali delle società USA (oltre l’80% ha superato le aspettative) e da ottimi risultati del PIL di molti Paese sviluppati e non.

Lato investimenti, invece, bisogna essere più prudenti. Bisogna investire (bisogna sempre investire) ricordando che siamo in una fase incerta di mercato, con mercati finanziari (e non) ai massimi storici, riduzione stimolo monetario un po’ ovunque nel mondo e probabile innalzamento dei tassi di interesse.

Parola d’ordine sui mercati in questo momento: PRUDENZA e P.A.C